Fernando Santi: interventi scritti

Preti, sindacalisti, socialisti, una volta

Fernando SantiA Parma, una volta, tutti avevano la politica nella pelle. Portavo ancora i calzoni corti che andavo già ai comizi, prima della guerra del ‘15, Ne ricordo uno, nel Salone della Cooperativa Bevitori del Cornocchio, tenuto da Pulvio Zocchi, anarco sindacalista, finito poi ingenuamente, nei suoi tardi anni nella Repubblica di Salò.  L’uditorio era composto da diverse decine di persone, cassonieri, braccianti, spesati, ferrovieri, qualche donna vestita di scuro con il figlio piccolo in braccio. In fondo alla sala alcune giovani coppie con il suonatore di fisarmonica, che attendeva di prendere il posto dell’oratore per attaccare le danze domenicali con La mazurca di Migliavacca o Il ballo dell’usignolo. A questo pubblico pomeridiano Pulvio occhi chiedeva perentoriamente di “buttare a mare i poliziotti”, cosa non facile a Parma. Parlava in piedi su un tavolo addossato alla parete, sulla quale spiccava un grande quadro di Gesù Cristo, con una fiammante tunica rossa. Gesù Cristo, il primo socialista, mi diceva mio padre, che aspettava con gioia il suo scontro annuale con il prete di Fognano quando per Pasqua andava a benedire le case. Il povero prete, che quando passava davanti al Palazzetto era regolarmente schernito da noi ragazzi, veniva ogni Pasqua al casamento, accompagnato da due chierichetti, due vivaci contadinelli che poco compresi della loro missione, si fermavano spesso a tirare sassate lungo lo stradone, sicché don C. doveva sostare a richiamarli per ricomporre con dignità il breve corteo. Al Palazzetto don C. trovava gli usci delle cucine, che davano sull’andito, regolarmente sbarrati e che non si aprivano al suo timido tocco. Solo mio padre socchiudeva l’uscio per recitare la sua piccola parte: “Come uomo la rispetto ed entri pure a bere un bicchiere di vino, come sacerdote non la accetto”. Il prete, magro, titolare di magri benefizi, dalla veste lisa e quasi violacea per il lungo uso, - oggi direi che pareva un prete del Porta che concorre alla nomina di cappellano della Marchesa Travasa -se ne tornava sui suoi passi, scuro in volto non so se mormorando preghiere o minacciando il fuoco eterno a quei miscredenti, certo alla ricerca di anime più cristiane.

Oggi non ci si capisce più niente, per i grandi cambiamenti avvenuti. I socialisti si sposano in chiesa, la ragazza col velo bianco, e fanno mettere la foto sul giornale, presa davanti all’altare.

Anch’io del resto mi occupo di cantieri di lavoro per riparare campanili che minacciano di crollare e di pensioni di guerra che mi raccomandano diversi preti del nostro Appennino, miei amici che qualche volta si fermano a desinare a casa mia e mi dicono che pregheranno per me. Grazie, reverendo, gli dico.

Ma allora i socialisti erano anticlericali della più bell’acqua. Un socialista che si sposasse in chiesa non lo si trovava a peso d’oro; del resto sarebbe stato cacciato dal Partito e dalla Lega senza misericordia.

In fatto di religione la sola concessione che si faceva alle donne era il battesimo dei figli. Con un po’ di commedia, facendo finta di non saperne niente, uscendo magari di casa al mattino presto “perché devo vedere uno in città. Ma non di più, né cresima, né comunione. Anche i funerali dei socialisti erano civili, senza la croce sul carro, con le bandiere, i morti del Cornocchio venivano portati a Viarolo, un cimitero piccolo e solitario sulla strada per San Secondo. C’erano parecchi chilometri di strada da fare, polverosa d’estate, fangosa d’inverno. Sepolto il morto, si tornava a casa, le donne per conto loro, chiacchierando delle loro faccende. Per gli uomini c’era una tappa d’obbligo, l’osteria della Fontana, dove c’era un buon lambrusco. Tra una lode e l’altra del morto le bottiglie si ammucchiavano vuote sotto i tavoli con pudore.
Per la verità i preti ci ripagavano allora di uguale moneta, bollavano i socialisti come figli del demonio e stavano sempre dalla parte dei padroni e dei carabinieri. Oggi anche loro sono cambiati, aiutano gli scioperanti, c’è stato Papa Giovanni, e ci sono le ACLI che certe volte cercano perfino di dare dei punti in testa ai socialisti. Meglio così.

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